I giovani e le pensioni

Io penso che il discorso sulle pensioni e il mercato del lavoro sia oggi la vera differenza tra il vecchio e il nuovo e la vera sfida della sinistra. Perché la sinistra e` sempre stata la parte dell’uguaglianza (non lo dico io, lo dice Bobbio, lo dicono in tanti), anche se in passato, forse, non si e` sempre ben inquadrato cosa fosse l’uguaglianza.

Ad ogni modo, uguaglianza è, secondo me, il diritto sacrosanto di partite tutti con le stesse opportunità: è la partenza che conta, non l’arrivo. Quello che la sinistra e i sindacati hanno faticato a capire, nel corso della storia, non è stata, quindi, l’importanza e la centralità dell’uguaglianza nel discorso politico, ma il suo significato. Si è ignorato un concetto fondamentale: che non c’è uguaglianza senza merito.

Fatta questa premessa mi chiedo e chiedo a chi è più esperto di me. C’è uguaglianza in una nazione dove la maggior parte degli under40 sono disoccupati o sono precari e la maggior parte degli over40 ha un posso fisso, un contratto a tempo indeterminato e una pensione sicura? C’è uguaglianza in una nazione in cui il sindacato più importante del paese si preoccupa solo ed esclusivamente di preservare i diritti e i privilegi di chi e` iper-tutelato e si dimentica, letteralmente, dei giovani precari e disoccupati? Perché io mi ricordo molte manifestazioni per non alzare l’età pensionabile o per difendere i diritti degli statali, ma scioperi generali o manifestazioni nazionali indette sul problema del lavoro per i giovani ne ricordo molte meno. Di soluzioni soddisfacenti, invece, proprio nessuna.

Continuo: C’è uguaglianza in una nazione dove una generazione, che non arriverà mai alla pensione per un sistema previdenziale, insostenibile alla lunga (checché ne dica il Corriere), deve pagare (non lavorando) il lavoro di chi ce l’avrà? C’è uguaglianza in una nazione dove i diritti di alcuni sono iper-tutelati e diritti di altri completamente dimenticati? E soprattutto: c’è uguaglianza in una nazione dove una generazione, che non potrà permettersi le pensioni dei propri padri (e delle proprie madri), dei propri nonni (e delle proprie nonne), possibili solo grazie a politiche del debito assurde e sconsiderate, debba oggi ritrovarsi non solo a pagare quel debito, che danneggia l’economia del nostro paese e non permette di creare nuovo lavoro, ma debba anche ritrovarsi senza lavoro per colpa di esso? Siamo in un paese dove c’è uguaglianza?

Io chiedo al sindacato, ai sindacati: perché non si può accettare un mercato del lavoro più flessibile, in cui, é vero, sarebbe più facile essere licenziati, ma in cui sarebbe molto più facile essere assunti? Un mercato del lavoro in cui il precariato, nella forma umiliante in cui lo conosciamo, avrebbe finalmente fine? Perché io faccio notare che un mercato del lavoro più flessibile, accompagnato da un sussidio di disoccupazione sul modello belga, per esempio, non è sono europeo (in Europa è ovunque più flessibile che da noi e anche la Bce ci chiede di adattarci a questi standard), ma vuol dire anche scommettere su sé stessi e vuol dire tornare a far girare l’economia. Un mercato del lavoro più flessibile, poi, vuol dire premiare il merito: soprattutto per il sud è una grande opportunità.

Il posto fisso, noi under30, non ce l’avremo mai. Possiamo lamentarci oppure possiamo accettare che il mondo è cambiato e adattarci di conseguenza. Io scelgo di adattarmi; voglio competere con i miei coetanei per il posto che penso di meritare, per cui è mio diritto competere (ed è compito dello stato garantirmi il diritto di studio, per esempio, che mi permetta di poter competere per un determinato posto di lavoro), ma che non è mio diritto avere se c’è uno più bravo di me.

Quindi, chiedo al sindacato e a una parte di sinistra: oggi c’è uguaglianza tra giovani e meno giovani? Queste due categorie hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità? Sono ugualmente tutelate e rappresentate?

E ancora, per quale motivo al mondo un giovane oggi dovrebbe non volere un mercato del lavoro più flessibile (visto che con un mercato del lavoro rigido lavoro non ne trova)? Per solidarietà e per osservanza dei prisci mores?

Noi giovani non vogliamo togliere il lavoro a chi è più anziano di noi, vorremmo solamente avere un lavoro, pure noi. Il sindacato si è sempre schierato, storicamente, con le classi più deboli. Si faccia un esame di coscienza e ci dica se è così anche oggi.

E la finiscono di dire che la nostra è solo una questione e una battaglia anagrafica: la nostra e una battaglia di merito e uguaglianza, due cose che in Italia non ci sono mai state e che vorremmo iniziare ad avere pure qui.

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