Il costo dello studio

Io sono solito studiare in biblioteca. Lo faccio perché a casa, tra internet, televisione, frigorifero, telefono and so on non riesco a concentrarmi. In tanti condividono questa situazione e preferiscono studiare nelle biblioteche piuttosto che a casa. Infatti questi luoghi sono sempre affollati e spesso, in certi orari, è molto difficile trovare anche solo posto a sedere, a dimostrazione che la domanda esiste.

La domenica, però, è sempre un dramma. Questo perché la mia università, come il comune di Milano come tutte le altre università (eccetto una, ma dopo ci arrivo) hanno deciso che la domenica è un giorno in cui le biblioteche devono rimanere chiuse, diversamente da quanto succede nel resto del mondo.

Premesso che per quanto riguarda la mia università, la Bocconi, si tratta di un problema interno e difficilmente risolvibile in quanto ente privato (ciò non toglie che sia a maggior ragione scandaloso a fronte della retta pagata) e premesso che comunque la mattina della domenica, in Bocconi ci sono dei posti studio aperti (pochi), con gli enti pubblici, in particolare quelli comunali, non si può essere così transigenti, o meglio si può provare a fare qualcosa. Perché si, gli studenti studiano anche di domenica e perché si, è un dovere delle istituzioni pubbliche fornire servizi che vengano incontro ai cittadini.

Questo onda evitare che l’unica biblioteca aperta la domenica pomeriggio a Milano, quella di architettura del Politecnico, in via Ampere 2, possa continuare a far pagare l’accesso agli studenti non del Politecnico 5 euro. Che sono tantissimi. Che sono un calcetto, un mostra o quasi un cinema. Ovviamente, essendo gli unici a fornire il servizio, possono permettersi questi prezzi assurdi offrendo in cambio, sostanzialmente, un tavolo, una sedia e silenzio (gli studenti non del Poli, infatti, non possono neppure accedere al wifi). Basta una lezione di microeconomia per sapere che se le biblioteche comunali fossero aperte quelli di Architettura non potrebbero tenere questi prezzi e, qualora decidessero di mantenerli, nessun “esterno” fruirebbe più del servizio.

Milano è una città europea (o si avvia ad esserlo). A Milano abbiamo una giunta attenta ai problemi degli studenti e delle esigenze di chi vive in città. Milano è un polo universitario molto importante in Italia e le università milanesi accolgono studenti da tutto il mondo. Questo, alla città di Milano fa comodo. Perché l’economia gira anche grazie agli studenti universitari, perché le università, per una città sono un asset importante.

Ora è necessario che Milano dia qualcosa indietro a coloro che scelgono di studiarvici. Non è più accettabile, né tollerabile tenere chiuse le biblioteche comunali la domenica. Gli studenti di Milano lo esigono e lo meritano.

Sono sicuro che il sindaco e la giunta, una volta considerato il problema capiranno. Intanto, facciamo sentire la nostra voce.

 

2 thoughts on “Il costo dello studio

  1. Sono perfettamente d’accordo.
    Volevo far notare anche la discriminazione tra stessi studenti.
    Io sono di Agraria,mi è capitato di trovarmi in via Festa del Perdono e cercando posto per studiare, non mi permettevano di entrare in aule studio di determinate biblioteche perché non ero della facoltà.
    In via Celoria non c’è questa distinzione, tante che oltre ai “nostri” ci sono anche altre persone del Poli o Veterinaria o altre facoltà, che possono studiare, usufruire delle aule computer e del Wi-Fi.
    Le aule-studio sono un luogo di studio, studio di qualsiasi materia sia, non capisco la differenza.
    Posso capire se vado in Cattolica o alla Naba, ma la Statale non dovrebbe fare distinzioni fra studenti di Festa del Perdono, Città Studi e Biccoca.

    Comunque sia, le feste di città studi sono sempre aperte a tutti.
    Il 13 ottombre in via celoria 20. Nessuna distinzione.

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