Concedere l’organizzazione di grandi eventi sportivi a paesi indegni

In questi giorni è scoppiato il caso “Europeo di calcio in Polonia-Ucrania”. Più in particolare, a pochi mesi dalla manifestazione, si è scoperto che il governo ucraino non tratta molto bene i suoi avversari politici. Tutto questo l’abbiamo appreso improvvisimanete grazie alle prese di posizione (per convenienza) di Angela Merkel e Barroso, seguiti poi da altri leader politici europei, che hanno minacciato di boicottare la manifestazione qualora Yulia Tymoshenko, l’ex-premier ucraina che sta scontando una condanna (politica) di 7 anni per abuso d’ufficio in condizioni disumane, non venisse rilasciata. La Germania ha addirittura minacciato di voler sospendere il trattato commerciale tra L’UE e l’Ucraina, come riporta il Daily Telegraph, se la situazione non si dovesse risolvere in tempi rapidi.

Tornando a Euro2012, in questi giorni si sono rincorse varie voci, poi smentite che sono andate dal trasferimento in Germania o in Spagna (??!!) delle partite da giocare in Ucraina, allo slittamento al 2013 della manifestazione. Pare pero` che il “rischio” sia rientrato: si giocherà in Polonia e Ucraina nelle date prestabilite (come se qualcuno abbia mai creduto possibile davvero uno slittamento od uno spostamento di sede a un mese abbondante dalla gara inaugurale).

Tutto questo parapiglia si è creato perché, lo ripeto, a meno di due mesi dalla manifestazione l’Europa, civile e democratica, si è accorta che l’Ucraina, forse dico forse, non era il luogo più adatto dove organizzare un evento sportivo di questa importanza.

Tralasciando il fatto, non indifferente, che questo europeo è stato assegnato a queste due nazioni nel 2007 in maniera molto poco trasparente (a danno del nostro paese che era considerato da tutti il front-runner per vincerne l’organizzazione) è scandaloso che la UEFA non abbia posto delle condizioni all’Ucraina nel momento in cui era sotto gli occhi di tutti che la democrazia, laggiù, era solo un miraggio. Questo sarebbe dovuto accadere, al più tardi, nel 2010.

Rimane il fatto che anche nel 2007, quando fu assegnata la competizione a Polonia e Ucraina, non si poteva certo affermare che l’Ucraina fosse una democrazia solida e forte: secondo il ranking compilato quell’anno dall’Economist, infatti, si trovava al cinquantaduesimo posto della lista. Oggi è scesa al settantanovesimo posto, tra i paesi considerati “regimi ibridi”.

Per Michel Platini, presidente dell’UEFA, la situazione Ucraina non era mai stato un problema fino a quando, con impeccabile e tipico ritardo, la politica europea si è svegliata e lo ha sollevato. Platini, fino ad allora, non si è sognato minimamente di porre e porsi la questione, perché lui con i voti dei “paesi minori” (calcisticamente parlando), tra cui l’Ucraina, è stato eletto ben due volte.

Quello che infastidisce di più di tutta questa vicenda è che accade troppo spesso che, per ragioni puramente economiche e spesso grazie a vere e proprie tangenti, le grandi manifestazioni sportive vengano organizzate da paesi che non meritano l’onore di ospitarle. Questo è un errore che ultimamente viene ripetuto in continuazione. Lo commise il CIO quando ritenne opportuno concedere l’organizzazione di un’Olimpiade a Pechino, in Cina, una dittatura. Lo ha commesso l’UEFA con questi Campionati Europei di calcio. Lo ha commesso la FIFA quando, solo un anno fa, ha concesso il Campionato Mondiale 2018 alla Russia (117 nell’indice di democrazia del 2011, considerata un regime autoritario) e quello del 2022 in Qatar (addirittura al posto 138 su 167) e anche in questi casi le voci di assegnazioni pilotate sono emerse più volte. E la scusa: “si ma magari questa competizione aiuta a fare riforme in senso democratico”, veramente, risparmiatemela.

Il punto, quindi, è non concedere questi eventi a paesi che non offrono garanzie, non annunciare inutili boicottaggi della Merkel di turno a un mese dall’evento stesso, perché questo è odioso, irritante e paraculistico.

Ma ora cosa si dovrebbe fare? Credo nulla. Nessuna nazionale qualificata intende (anche comprensibilmente) disertare la competizione (unico vero gesto forte che si potrebbe tenere). Non ci resta che parlare per qualche giorno della pur controversa Yulia Tymoshenko, sperare che venga liberata e imporre alle organizzazioni sportive internazionali maggiore serietà e attenzione al problema della democrazia al momento delle scelte. Magari annunciare oggi boicottaggi alla competizione in Russia e Qatar, che li` siamo ancora in tempo di cambiare “location” e di scongiurare il mondiali in inverno, perché in Qatar d’estate fa troppo caldo, ma dubito possa funzionare.

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