Una storia di sport

Pochi giorni fa, prima di una normale partita di stagione regolare degli Yankees a Kansas City, la star di NY, lo sportivo più pagato al mondo, Alex Rodriguez, mentre si riscaldava nel prepartita, si è improvvisamente messo le mani nei capelli ed ha esclamato “oh my God!”. A-Rod si è subito accorto che qualcosa di molto brutto era appena capitata ad un suo compagno, Mariano Rivera. Nel tentativo di prendere al volo una pallina battuta da Nix, infatti, durante la routine del batting practice, Rivera è caduto in maniera strana e non si è rialzato.

Tutta la squadra, a quel punto si è voltata nella direzione del lanciatore, ancora a terra dolorante e ha trattenuto il fiato. “Dai che si rialza”, “Dai che si rialza”. Ma Mariano Rivera, chiaramente dolorante, è rimasto a terra e non è tornato in piedi.

A quel punto l’allenatore degli Yankees, Joe Girardi, insieme al medico sociale, hanno iniziato a correre, veloci e scuri in volto, verso il giocatore.

Lo hanno dovuto prendere di peso per caricarlo su un “cart” e portarlo all’ospedale per ulteriori accertamenti. L’umore generale della squadra era nero e le premesse non erano per niente positive. La notizia è arrivata poche ore dopo e ed è risuonata come una sentenza definitiva, di quelle senza possibilità d’appello: “torn ACL”, ginocchio distrutto, stagione finita e carriera, sembrava allora, anche.

Si trattava di una tragedia sportiva. Si perché Mariano Rivera non è un giocatore qualunque o un lanciatore come gli altri, Rivera è uno di quegli sportivi considerati da tutti, senza ombra di dubbio, senza nessuno che tenti di sostenere il contrario (anche solo per vocazione professionale) “il più grande di tutti i tempi”. Mariano Rivera, 42 anni, figlio di un pescatore di Panama, è il più grande “closer” di tutti i tempi.

Chi segue questo blog sa che di Rivera abbiamo già parlato qui, quando lo scorso settembre aveva conseguito la sua “save” numero 602, battendo il record precedente, detenuto da Trevor Hoffman ritiratosi con 601. Nel frattempo, tra la fine di quella stagione e le prime partite di questa, le “saves” sono diventate 608 nella stagione regolare a cui ne vanno aggiunte altre 42 nella post-season, altro record pazzesco.

Per chi non lo sapesse quello che fa un “closer” è, appunto, “salvare” le partite e salvare le partite vuol dire questo:

In baseball statistics, the term save is used to indicate the successful maintenance of a lead by a relief pitcher, usually the closer, until the end of the game. A save is a statistic credited to a relief pitcher, as set forth in Rule 10.19 of the Official Rules of Major League Baseball. That rule states the official scorer shall credit a pitcher with a save when such pitcher meets all four of the following conditions:[8]

  1. He is the finishing pitcher in a game won by his team;
  2. He is not the winning pitcher;
  3. He is credited with at least ⅓ of an inning pitched; and
  4. He satisfies one of the following conditions:
    1. He enters the game with a lead of no more than three runs and pitches for at least one inning
    2. He enters the game, regardless of the count, with the potential tying run either on base, at bat or on deck
    3. He pitches for at least three innings

Come detto di Rivera avevo già parlato, dicendo queste cose:

[…] Generalmente, i closer non durano più di 10 anni in quella posizione. Una volta che raggiungo i 35 anni, più o meno, si riciclano come lanciatori “di rilievo”, quelli che subentrano a quello che ha iniziato la partita nel sesto, settimo e ottavo inning.

Rivera di anni ne ha 41 ed ha fatto quello che ha fatto chiudendo le partite dei New York Yankees per 17 anni, non fallendo quasi mai. Di partita in partita, di stagione in stagione, Rivera e` sempre stato lo stesso lanciatore. Stessa meccanica, più o meno stessa velocità, stesso unico lancio impossibile da decifrare. Si tratta di un “cutter”: una palla che arriva al battitore alla velocità di 150km/h e che all’ultimo momento taglia verso l’interno per i battitori mancini e verso l’esterno per quelli destrorsi. Tutti sanno che lancerà quel lancio, eppure da 17 anni nessuno e` riuscito mai a decifrarlo. E i pochi che hanno avuto successo anche una volta affermano che si tratta di fortuna e si sentono “miracolati”. Insomma, da 17 anni, se gli Yankees arrivano al nono inning con anche un solo punto di vantaggio i battitori avversari sanno che la partita e` praticamente finita. E i record di Rivera non finiscono qui: ha, inoltre, conseguito questi risultati straordinari nella stagione regolare, ma, se possibile e` stato ancora migliore nei playoff, dove conta davvero, dove la pressione per finire le partite è altissima. Detiene infatti anche il record di saves nei playoff (42) con un ERA di 0.71 (ovvero in media, su nove inning, la durata di una partita, Mariano Rivera concede meno di un punto all’avversario). Per capire cosa vuol dire basti sapere che se hai una ERA sotto 4.00 sei considerato un buon lanciatore, sotto i 3.00 sei straordinario. Sotto 1.00 c’è solo Rivera.

Mariano Rivera quindi, non solo è uno dei lanciatori più forti della storia del baseball, è uno dei grandi sportivi della storia dello sport. [Quando si sarà ritirato], sarà stato anche l’ultimo giocatore [della storia della MLB] a vestire il numero 42, che fu di Jackie Robinson, il primo giocatore afro-americano professionista, [e che era stato ritirato dalla lega qualche anno fa, quando il closer degli Yankees lo stava ancora indossando].

Questo infortunio, che lo lascerà fuori per l’intera parte rimanente della stagione è quindi devastante. Per gli Yankees che ora dovranno fare a meno di lui per il resto del campionato in corso, per l’intero movimento, perché lui è uno di quelli che se anche odi gli Yankees non puoi non stimare, come uomo e giocatore, Mariano Rivera e per lo stesso lanciatore panmense. Rivera è una star silenziosa, uno che non se la tira, che è sposato da anni con una donna che non è una star di Hollywood, ma una persona normale, uno che non ha mai fatto problemi ne una dichiarazione fuori posto. Un modello di serietà, professionalità e classe e la sua carriera ha rischiato di finire nel modo peggiore possibile.

Si temeva che l’infortunio avrebbe significato la fine del Numero 42 sui campi di baseball. Rivera è nell’ultimo anno di contratto e aveva lasciato intendere nel precampionato che questa sarebbe stata la sua ultima stagione da professionista. Voleva lasciare il suo mondo quando era ancora al top. Quando era ancora un difference-maker.

Questo, pero`, non è il modo in cui esce di scena un campione e Rivera, dopo un’intervista molto emotiva concessa ai giornalisti con le lacrime agli occhi (lui uomo di ghiaccio, quasi un robot) e in cui sembrava rassegnato a questa “fine”, il giorno successivo ha avuto il guizzo di orgoglio del fuoriclasse, del GOAT (greatest of all time) e ha detto questo:

“I’m coming back,” Rivera said. “Write it down in big letters. I’m not going out like this.”

E qui siamo fieri di poterlo scrivere: Rivera tornerà, torneremo a sentire “Enter Sandman” dei Metallica, canzone che lo accompagna dal Bullpen al monte di lancio quando entra nel “suo” nono inning a Yankee Stadium, e lo scriviamo A GRANDI LETTERE.

(qui un bellissimo pezzo del NYT, dopo l’infortunio del nostro eroe)

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