It’s not that close

In questi giorni leggete da ogni parte che il gap tra Obama e Romney si sta riducendo sempre di più e che anzi Romney sarebbe addirittura “davanti”, “whatever that means”. Questa lettura, a mio parere, è sbagliata e un po’ faziosa perché sembra forzata dai giornali che vendono più copie (o fanno più traffico) se l’elezione viene percepita come in bilico.

Io mi guardo bene dal dire che Obama abbia già vinto, ma, detto questo, affermare che il vantaggio del Presidente è ancora solido in chiave rielezione non è per nulla esagerato. Se infatti alcuni sondaggi sul voto popolare indicano un sostanziale pareggio tra i due, con anzi Romney in leggero vantaggio dello 0,6% nella media totale tra i principali sondaggi presente su Real Clear Politics, è doveroso ricordare che negli Stati Uniti il voto polare non è un buon indicatore per predire chi vincerà le elezioni, specie se la differenza è irrilevante, come in questo caso. Celebre è il caso di George W. Bush, che nel 2000 perse il voto polare, ma vinse comunque l’elezione alla Casa Bianca grazie alla vittoria in Florida, e dei suoi 29 electoral votes.

Obama, infatti, nutre di un vantaggio rassicurante in alcuni stati chiave, il più importante dei quali è senza dubbio l’Ohio: non c’è un solo sondaggio nelle ultime settimane che consegni a Romney i 18 grandi elettori che lo stato mette in paio. Un sondaggio di Time di due giorni fa, dà Obama avanti di 5 punti e la media dei sondaggi dell’ultima settimana vede Obama davanti con un +2,1% su Mitt Romney, il quale, peraltro, dovrebbe riflettere su un dato: nella storia recente nessun repubblicano è mai stato eletto senza aver vinto l’Ohio.

Insomma, pare abbastanza chiaro che Obama non dovrebbe avere problemi a garantirsi altri quattro anni da Presidente se riuscirà a tenere in Ohio e a vincere la Pennsylvania, come pare ormai scontato.

A cosa dobbiamo allora tutto questo rumore sulle presunte difficoltà del presidente? Sicuramente molto va ricondotto al dibattito di Denver, il primo tra i dibattiti presidenziali in cui Obama ha effettivamente fatto male e di cui ho parlato qui. Eppure nei tre dibattiti successivi, uno vicepresidenziale e due presidenziali, “Team Obama” è sempre risultato vincente nei sondaggi del giorno dopo. Il trend negativo si è fermato quasi subito. E se è vero che la popolarità di Obama è calata dopo il primo dibattito, è anche vero che questa è ormai costante, se non in risalita, da allora.

Le recenti assurde dichiarazioni di Richard E. Mourdock, candidato repubblicano al senato in Indiana, che ha recentemente detto che anche in caso di stupro dovrebbe essere vietato abortire in quanto:

“even in that horrible situation of rape, that is something that God intended to happen”

hanno permesso ad Obama di attaccare pesantemente Romney, che compare in alcuni spot televisivi mentre “endorsa” proprio Mourkock, e farlo passare per un vero e proprio estremista non solo sulle questioni etiche, ma anche sulle questioni economiche e sociali (strategia che ad Obama è stata suggerita da Bill Clinton e che la campagna del presidente sta adottando ormai da qualche mese). Romney, seppur non in misura grave, sta pagando l’evolversi di questi eventi e un articolo di oggi parla di stop nel “momentum” per Romney.

Io ribadisco: secondo me Obama vince e il margine in termini di electoral votes non sarà neppure eccessivamente risicato.

Qui una electoral map per farvi un’idea da soli.

 

 

 

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