Quella strana cosa chiamata “momentum”

Ci aspettavamo una serie combattuta, magari decisa in sette partite, e invece, abbiamo avuto una serie a senso unico che lascia poco spazio alle interpretazioni: i San Francisco Giants hanno vinto le World Series 2012 in appena quattro gare, sconfiggendo i Detroit Tigers per 4-3 nella notte, e conquistando il loro secondo anello in tre anni, dopo essere rimasti a bocca asciutta per oltre mezzo secolo.

I Giants sono riusciti a trasportare quello che i media americani chiamano “momentum” anche nella serie più importante dell’anno e hanno sostanzialmente cancellato i loro avversari, i Detroit Tigers, brutta copia della squadra che aveva, solo 9 giorni fa, inflitto una sconfitta simile ai New York Yankees nella American League Championship Series.

Forse proprio il fatto di aver vinto con largo anticipo la serie precedente ed essere stati poi costretti ad una sosta di oltre 5 giorni, mentre i Giants rimontavano la serie contro St. Louis,  ha condizionato la squadra della Motor City, che si è improvvisamente trovata con un attacco silenzioso e inoffensivo, proprio come era capitato agli Yankees qualche giorno fa. Detroit chiude, infatti, World Series con la terza peggior Batting Average della storia .159 nelle finali, nonostante l’attacco sia noto come uno dei più solidi del campionato. Miguel Cabrera, che viene da una stagione storica, in cui ha vinto il primo Triple Crown dal 1967, arrivando primo in tutte le tre più importanti categorie offensive del campionato, in questa serie non ha mai fatto male, fatta eccezione per l’inutile home-run di questa notte, ed è stato l’ultimo out della stagione. Ha deluso anche Prince Fielder, acquisito nel mercato free-agent lo scorso inverno con un contratto di ben 214$ milioni, e non ha fatto meglio neanche colui che è considerato il lanciatore più forte in circolazione, Justin Verlander, che ha avuto una disastrosa gara 1.

I Giants hanno prevalso grazie a quello che tutti riconoscono essere il loro grande punto di forza, il parco lanciatori, e ad una voglia matta di non mollare mai, che li ha portati a rimontare la prima serie contro i Reds, vincendo tre partite di fila a Cincinnati, dopo aver perso le prime due in casa, e dopo essere stati sotto per 3-1 nella NLCS contro i St. Louis Cardinals. Una delle grandi sorprese dei playoff è stato sicuramente Barry Zito, considerato uno dei peggiori affari della storia del baseball, quando i Giants si legarono a lui con un contratto (ora in scadenza) da 7 anni e 127$ milion, tanto che due anni fa fu addirittura lasciato fuori dalla lista dei 25 che fanno parte della rosa playoff. Zito, dopo una stagione regolare finalmente positiva, ha vinto gara 5 contro i Cardinals grazie ad una prestazione straordinaria che ha tenuto in vita la stagione dei Giants e ha provocato quel “shift” nel “momentum” di cui tutti oggi parlano; si è, poi, ripetuto anche gara 1 delle World Series, nella vittoria per 8-3 dei Giants, lanciando in maniera superba.

Un altro giocatore che ha ottenuto la sua personale rivincita è Pablo Sandoval, detto Kung Fu Panda per il suo aspetto fisico, ed MVP di queste finali; anche Sandoval fu lasciato fuori dalla rosa playoff nel 2010, ma questa volta, il venezuelano esaltato anche da Hugo Chavez, ha tenuto una media battuta di .500 durante queste finali e deve il premio di miglior giocatore della serie soprattutto alla storica prestazione di gara 1, in cui ha colpito tre home-run in una sola partita delle World Series, unendosi nell’impresa a Babe Ruth, Reggie Jackson e Albert Pujols, nomi grossi della storia del baseball.

Oltre tutto, per i Giants questa non è stata neanche una stagione facile: hanno perso per l’intera stagione il loro forte closer Brian Wilson dopo appena qualche partita di regular season, hanno dovuto superare lo shock di aver visto il loro miglior battitore, MVP dell’All-Star Game, Melky Cabrera, sospeso per doping per 50 partite (Cabrera avrebbe potuto tornare a disposizione per la serie contro St. Louis, ma i Giants hanno deciso di tenerlo fuori) e hanno dovuto far fronte all’incredibile crisi di identità del loro miglior lanciatore, Tim Lincecum, vincitore, per ben 2 volte, del premio Cy Young per i lanciatori, e che nei playoff si è trovato addirittura fuori dalla rotazione dei partenti trovando un posto solo nel bullpen, come lanciatore di rilievo, ruolo in cui comunque si è fatto perdonare facendo benissimo.

Questa stagione, in ogni caso, rimarrà nella storia dei Giants: oltre alla vittoria finale, sarà ricordata anche per il primo “Perfect Game” nella storia di San Francisco e il ventiduesimo della storia della MLB, lanciato da Matt Cain, pitcher anche della partita di questa notte, il 13 giugno 2012.

La vittoria nella gara di questa notte è arrivata a Detroit dopo l’unica partita veramente combattuta della serie. Dopo un punteggio di 3-3 al nono inning si è andati ai supplementari e, al decimo inning, Marco Scutaro, MVP della serie contro St. Louis, ha portato a casa, con una valida, Ryan Theriot per dare ai Giants quel punto di vantaggio che i Tigers non sono più stati in grado di recuperare. Sergio Romo ha completato l’opera eliminando tutti e tre i battitori di Detroit nel decimo inning regalando ai Giants il settimo titolo.

Con questa vittoria i Giants superano i rivali di sempre, i Dodgers, nella classifica di chi ha più anelli e raggiungono i Red Sox a 7 titoli: rimangono lontanissimi gli Yankees a quota 27.

 

 

4 thoughts on “Quella strana cosa chiamata “momentum”

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