La peggiore

Non c’è che dire: il Presidente del Partito Democratico è il suo esponente peggiore. Di Rosy Bindi, anni 61, deputato italiano dal 1994, non si ricorda ultimamente una sola frase, tolte le banalità, che fanno esclamare: “ha proprio ragione!”, un concetto intelligente, un apporto alla causa del partito e del paese.

Anzi, ultimamente ha collezionato una serie di figuracce terribili e vergognose per il PD. Lo ha fatto perché nella sua testa ha concepito una questione non personale come una questione personale su di lei, dimostrando, peraltro, preoccupante insicurezza e scarsa intelligenza.

Rosy Bindi fa perdere voti al Partito Democratico. Lo fa quando dice le cose che dice sui diritti civili. Lo fa quando al posto che garantire l’imparzialità che il ruolo di Presidente del partito richiederebbe, dice che lei si augura con tutto il cuore che vinca Bersani e che Renzi è un ragazzino maleducato. Lo fa quando manda “affanculo” giornalisti in televisione. Lo fa ogni volta che apre la bocca. Sua, la ricordiamo bene, l’intervista televisiva più squallida nei minuti dopo della vittoria di Bersani, un’intervista di 20 minuti per dire “io ho vinto e voi siete delle merde”. Paonazza. Vendicativa. (E non si è neppure resa conto che senza di lei Pigi avrebbe vinto al primo turno).

Rosy Bindi non è in grado di svolgere bene il mestiere di parlamentare, non è in grado di svolgere bene il mestiere di presidente del partito ed è stata un pessimo ministro. Prima alla sanità, poi alla famiglia.

E pur rimanendo convinto che le deroghe gratuite concesse siano immorali e che chi le ha chieste dovrebbe come minimo provare interiormente un qualche sentimento di vergogna, chi le ha chieste (e ottenute) sono sicuramente i peggiori tra coloro che da statuto non sarebbero stati più candidabili. I migliori hanno capito e si sono dignitosamente ritirati, comprendendo che una battaglia sui limiti dei tre mandati non è una battaglia personale contro chi ha passato anni a lavorare (bene o meno) per il paese, ma una battaglia politica sull’idea che si può passare la mano a chi è più giovane e, magari, sia mai, preparato (avendo studiato in università dopo la caduta del muro di Berlino, per dire).

La cosa pazzesca, per dire, è che rispetto a Bindi sarebbe stato sicuramente meglio Veltroni, rispetto a Franco Marini sarebbe stato meglio D’Alema e a Fioroni sarebbe stato preferibile Follini. Cioè il meccanismo della deroga, gestito in questo modo, non solo non ha risolto il problema delle legislature in eccesso, ma ha favorito un meccanismo perverso per cui chi merita di meno, ma è meno responsabile, vince su chi merita di più, ma ha maggiore senso di responsabilità.

Dunque, per chiudere, Rosy Bindi è l’esponente peggiore della dirigenza del Partito Democratico. La ricorderemo per antipatia, grigiume (intellettuale, che senno` mi sento dire che sono maschilista), incoerenza e ipocrisia. Di seguito una chicca, per capire chi è veramente, l’On. Rosy Bindi:

PPI: BINDI, ”VALE PER TUTTI LIMITE TRE LEGISLATURE”

(ANSA) – ROMA, 2 FEB 1994 – Rosy Bindi non transige sul rinnovamento della classe politica e dei candidati del Ppi: ”Il limite delle tre legislature – ha detto conversando con un giornalista – deve valere per tutti, anche per De Mita. Ci vuole una regola certa per selezionare le candidature. E’ quello che stanno chiedendo tutti i coordinatori regionali e che io sto applicando nel Veneto. Quindi il limite delle legislature – ha aggiunto – vale anche per Carlo Fracanzani che di legislature ne ha sette. Lo ringrazio per il contributo che ha dato al partito, lo ammiro per non essere rimasto invischiato in Tangentopoli, nonostante la carica di ministro per le Partecipazioni statali ricoperta in un periodo ad alto rischio. Adesso, pero’, gli chiedo un atto di generosita”’. Lei invece si candidera’ alle politiche? ”Vedremo. Sono una parlamentare europea. Io mi candido se Martinazzoli me lo chiede. Ma il problema non e’ personale. La gente ci chiede un forte rinnovamento e mi dice: ‘per carita’, non candidate sempre le stesse facce’. Se vogliamo essere credibili – ha concluso il coordinatore popolare del Veneto – dobbiamo presentare una nuova classe dirigente”.(ANSA) LT 02-FEB-94 18:40 NNNN

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