Una grande squadra ha bisogno di una grande società

Adriano Galliani ha rassegnato le proprie dimissioni da vice-presidente vicario e amministratore delegato dell’A.C. Milan.

Ora, come da tradizione in casa Milan, Galliani è stato convinto, in maniera teatrale, a rimanere, probabilmente fino a fine stagione; in ogni caso, la sua presenza alla guida assoluta della squadra più titolata al mondo sta terminando, come tutto quello che rimane del Milan dei grandi successi dei decenni passati.

Sono in molti nel mondo del calcio a definire Galliani un “fuoriclasse”, “uno dei più grandi dirigenti nel panorama calcistico mondiale”. Carlo Ancelotti, l’ha definito il “Cristiano Ronaldo dei dirigenti” e potremmo proseguire, gli elogi si sprecano.

Ci sono, ovviamente, anche numerosi critici di Adriano Galliani, sia tra i tifosi del Milan sia tra chi tifa altre squadre, ma difficilmente queste critiche arrivano da qualcuno che appartiene “all’ambiente calcio”. Oppure c’è Conte, che dopo un gol regolare non assegnato al Milan, in una certa partita di due anni fa, osa dire a un Galliani furibondo nel tunnel di San Siro che “lui è come la mafia”.

Sono cose che capitano, Galliani non è certo mai stato uno simpatico e il potere e l’influenza che si è conquistato nel mondo del calcio in questi anni non possono piacere a tutti.

Detto questo, sappiamo bene che le grandi squadre di calcio, quelle che vincono e costruiscono cicli gloriosi, lo possono fare solo con grandi dirigenti e una società solida alle spalle. Devono avere proprietà decise ad investire, certo (e ci torneremo dopo), ma senza una dirigenza competente è difficile andare lontano ed invertire la rotta quando le cose non vanno. E il Milan, in questo è sempre stato un esempio per tutti, nel panorama calcistico internazionale.

Se in questi ultimi anni quest’immagine si è un po’ sbiadita, è giusto ricordare che il Milan era la “grande famiglia”, quel posto dove i giocatori arrivavano e non se ne volevano andare. In parte è ancora così, lo stesso Ibrahimovic ha più volte dichiarato dopo il suo passaggio a PSG che al Milan si trovava molto bene e che sarebbe anche rimasto. Kaka`, che era stato venduto per 69 milioni di euro da Adriano Galliani, per ordine della proprietà, ha fatto carte false per tornare. Il Milan è quella società dove gli allenatori difficilmente vengono esonerati a metà stagione e dove dallo spogliatoio non usciva mai nulla.

Sarebbe troppo facile ricordare per quanti anni i tifosi rossoneri hanno goduto per la società modello che Adriano Galliani aveva costruito, in confronto a quella di Massimo Moratti, sull’altra sponda del naviglio.

Insomma, Adriano Galliani è stato l’uomo che ha reso il Milan, il Milan. Insieme ai grandissimi giocatori, certo, che un tempo la proprietà portava a Milano spendendo milioni su milioni, ma è sempre stato quello che riusciva sempre a tenere la barra dritta nei momenti difficili e a far fruttare al meglio i momenti in cui le cose andavano bene, dando serenità e avendo la personalità per confrontarsi con chiunque.

Galliani, da circa 10 anni, dall’acquisto di Alessandro Nesta, dalla Lazio, negli ultimi giorni del mercato estivo del 2002, ha, peraltro, amministrato una società che piano piano ha speso sempre meno sul mercato. Ci sono i circa 20 milioni spesi per Pato e la cifra simile spesa per Ronaldinho (su ordine Presidenziale), ci sono i circa 25 milioni spesi per Alberto Gilardino, ma il Milan non era più la squadra che era stata nei primi 15 anni di presidenza di Silvio Berlusconi, quella che spendeva più delle altre e chisseneimporta del bilancio. Eppure, pur con l’Inter e la Juventus (sia nel pre-calciopoli che nel post-calciopoli) che spendevano di più, il Milan ha pur sempre vinto 2 Champions League e giocato un’altra finale, vincendo, nel frattempo, anche due scudetti.

Solo che dal 2009 in poi, le cose al Milan sono davvero cambiate. Kaka` venduto per 69 milioni al Real Madrid, per riequilibrare il bilancio, l’ha chiarito senza ombra di dubbio, eppure il Milan di Galliani è sempre comunque arrivato in Champions League e ha vinto lo scudetto 2010/2011. Negli ultimi due anni, il Milan ha ottenuto un secondo e un terzo posto pur presentando un bilancio in sostanziale pareggio.

Se non credete all’importanza che ha avuto Galliani in questi risultati leggete qui.

Galliani ha preso un giocatore, Zlatan Ibrahimovic, che valeva intorno ai 70 milioni di euro solo un anno prima, per 22 milioni a rate nell’estate del 2010. Galliani ha acquistato Antonio Nocerino, per spiccioli. Ora che Nocerino non gioca, nessuno si ricorda che quello stesso giocatore, quell’anno, scese in campo in una semifinale degli europei contro la Germania e segnò un gol al Camp Nou, contro il Barcellona, durante un quarto di finale che in cui il Milan era a un rigore su Ibrahimovic di distanza da un improbabile semifinale contro il Chelsea. Galliani, la scorsa estate ha preso Montolivo gratis. Montolivo, titolare in nazionale e un giocatore di 28 anni, il cui valore del cartellino è oggi di almeno 15 milioni di euro. Due anni prima, a gennaio, prese gratis Mark Van Bommel. Galliani, aveva venduto Pato al PSG, in cambio di Tevez, e il Milan ci avrebbe pure guadagnato dei soldi (ma ci torniamo, non preoccupatevi), Galliani ha preso Kaka`, gratis, dal Real Madrid, 4 anni dopo averlo venduto allo stesso presidente del Real Madrid a 69 milioni di euro. Ah, Kaka`, come anche Thiago Silva, erano stati presi da Galliani in origine a cifre ridicole, prima che diventassero fuoriclasse del calcio mondiale. E a chi dice “e ma li ha scoperti Leonardo”, mi viene da chiedergli “chi ha messo Leonardo nella posizione di scoprirli, ingaggiandolo come dirigente appena si è ritirato dal calcio giocato?”. Galliani ha preso El Shaarawy per circa 15 milioni di euro. Stiamo parlando di un ragazzo che oggi vale almeno il doppio.

Potrei andare avanti ma mi fermo, qui. Potrei parlare di tutto quello che Galliani ha fatto di buono solo a livello di calciomercato negli ultimi 27 anni, ma diventerei noioso.

E certo, ovviamente Galliani ha commesso anche grossi errori nella sua carriera, come è logico aspettarsi da un umano. D’altra parte anche Cristiano Ronaldo, ogni tanto fa una partita no. E quindi è vero che anche per colpa di Galliani, gli ultimi due capitani del Milan hanno lasciato la squadra in un mare di polemiche e non se lo meritavano; è vero che Galliani utilizza alcuni procuratori più di altri e le ragioni di ciò non sono del tutto chiare; è vero che il rapporto con Preziosi è abbastanza fastidioso ed è anche vero che Pirlo non doveva essere lasciato libero di firmare con la Juventus e che Allegri aveva finito il suo ciclo lo scorso giungo.

Tutto vero! Ma ricordiamo, per favore, ancora una volta, che Galliani ha lavorato con meno fondi di qualsiasi grande squadra italiana negli ultimi cinque anni e che il Milan in quel periodo ha comunque sempre giocato la Champions League, ha fatto più punti di tutti in campionato. Peraltro, su Allegri, di cui non sono assolutamente un gran tifoso, aggiungo che la motivazione principale che lo tiene sulla panchina del Milan è che dal dopo-Ancelotti, Galliani ha compreso che se non puoi avere un fuoriclasse in panchina, uno alla Ancelotti o alla Mourinho, a quel punto ha senso intendere il ruolo dell’allenatore come di un ruolo di “middle-management”, non più un ruolo di upper-management, come inteso generalmente nelle squadre di calcio in Europa. Allegri non ha voce in capitolo su nulla di ciò che riguarda il Milan, se non fare la formazione e quando l’ha avuta, una voce in capitolo, è stato solo perché ha minacciato le dimissioni dopo il preliminare vinto con il PSV e ha commesso un errore clamoroso chiedendo l’acquisto di Matri. Questa filosofia aziendale, peraltro, ha portato una squadra come l’Olympique Lione, che ha sempre avuto bilanci in attivo ed è diventata una delle più ricche in Europa, ad essere una presenza costante nelle fasi finali della Champions League negli alla fine del decennio passato.

Long-term stability = success. But not at the manager level — in the boardroom. Lyon believes in the use of “crowds” — the more minds to analyze a situation, the better the final result should be. This flies right in the face of the English system of one manager being the entire be all and end all for decisions. If you look at Lyon, they’ve have different managers — Alain Perrin, Houllier, Paul Le Guen to name a few — but remained successful throughout because the technical director, Bernard Lacombe and president, Jean-Michel Aulas remained the same.

Here’s the 12 main secrets of Lyon:

— A new manager wastes money; don’t let him

The first order of business usually when a new manager arrives is to clear out the deadwood from the club and sells off what are perceived to be undesirable players at a fraction of what they were originally bought.

At Lyon, the brand of football stays the same, the board stays the same, just the players and managers change over time. In fact, Lyon put little to no emphasis on the manager position. Which brings us to …

Per questo trovo incomprensibile il modo in cui Barbara Berlusconi abbia deciso di gestire tutta questa vicenda. Barbara Berlusconi, esponente della proprietà, ha tutto il diritto di chiedere conto del modo in cui la propria società è amministrata, ma non così, non in questi termini, non pubblicamente, destabilizzando l’ambiente e certamente non a mezzo stampa. Barbara Berlusconi deve essere grata nei confronti di Adriano Galliani per molti motivi, ma principalmente perché le lascia un Milan senza debiti e con diversi giocatori giovani su cui si può avere il coraggio di costruire. Perché in 27 anni, la gestione di Galliani, ha vinto più ogni altro club nel mondo, proprio all’insegna di “long-term stability = success”. Perché il Milan vale oggi almeno un ordine di grandezza in più di quanto valesse quando Silvio Berlusconi acquistò la squadra e probabilmente chi ha amministrato questa squadra in questi anni qualche merito ce l’ha.

Barbara Berlusconi, invece, vuole cambiare. Vuole che il prossimo Milan sia il “suo” Milan: speriamo che gli vada bene. Eppure, se vuole vincere anche solo la meta` di Galliani, pensi ad investire e pensi a costruire una società solida da tutti i punti di vista. Le premesse non sono certo le migliori.

Quando Barbara Berlusconi si è presentata al Milan non ha perso tempo, fidanzandosi subito con il centravanti della squadra, Pato, e mettendosi di traverso quando Galliani aveva fatto il suo vero e grande capolavoro degli ultimi anni: cederlo al PSG per oltre 30 milioni di euro e rimpiazzandolo con Carlos Tevez, ora alla Juventus, un attaccante perfetto da mettere di fianco ad Ibrahimovic, in un anno in cui il Milan era ancora in corsa per tre obiettivi (e non vinse nulla; era l’anno del “gol di Muntari”). Queste cose un dirigente serio non le fa.

Barbara Berlusconi deve dimostrare di essere capace di amministrare una società e deve dimostrare di essere in grado di “fare calcio” in Italia, che peraltro non sono la stessa cosa. Una laurea con 110 e lode in filosofia al San Raffaele, non garantiscono nulla di simile. Ed è vero che la figlia del proprietario sembra essere intenzionata a circondarsi di persone capaci e di valore, ma Barbara Berlusconi si chieda se questo è sostituibile:

“Io sono andato a Madrid quest’estate per prendere Kaka’ senza un appuntamento e mi hanno aperto gli uffici del Real – ha detto – e quando sono andato nell’agosto 2010 a prendere Ibrahimovic al Barcellona il presidente Rosell è tornato apposta dalle ferie”.

 

Ora, Galliani non è certo un maestro di modestia, ma qualcuno può dire che questo non è vero?

Lodevole è poi l’idea di affidare la gestione tecnica della squadra a persone come Maldini ed Albertini, ma la certezza che possano eccellere in ruoli nuovi, che non hanno mai avuto prima, non esiste: una transizione più lenta e morbida non avrebbe forse aiutato?

Quello che lascia davvero perplessi, però, sulla gestione della vicenda da parte di Barbara Berlusconi, come già accennato, è che la figlia del presidente del Milan non sembra aver neanche considerato di come le sue dichiarazioni pubbliche e a mezzo stampa contro Galliani e l’attuale organigramma societario potessero destabilizzare un ambiente già in gravissima difficoltà, del messaggio che arriva alla squadra quando succedono cose simili. Queste cose un dirigente serio non le fa.

Insomma, Barbara Berlusconi inizia questa sua esperienza in debito nei confronti dei tifosi e dell’ambiente e questo non è certamente il modo migliore per iniziare un nuovo ciclo, vincente come il precedente.

A Galliani, invece, va la riconoscenza di quei tifosi che comprendono che senza di lui il Milan avrebbe vinto molto meno.

Chi non è d’accordo, tifi Inter.

 

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