La triste storia di Marco Pantani

La storia di Marco Pantani è una storia tragica e triste. Ha pagato più di altri, Pantani, anzi ha praticamente pagato da solo le colpe di un intero mondo.

Eppure io non riesco davvero a capire l’esaltazione dello sportivo e delle imprese, l’esaltazione dei record e delle vittorie, come fossero vere. Pantani barava. Aveva un talento infinito, eppure barava. E non c’e` cosa più triste.

La storia di Marco Pantani dovrebbe essere una lezione per chi si avvicina allo sport, ma non solo. Bisogna dirlo che se bari, anche se lo fanno tutti, prima o poi le cose finiscono male. Bisogna spiegarlo a chi oggi ha dieci anni che arrivare quinti al Tour de France, puliti, è meglio che arrivare primi dopo pericolose trasfusioni di sangue fatte in ambienti poco controllati, spesso i cessi delle stanze d’albergo tra una tappa e l’altra di un grande Giro.

E trovo profondamente diseducativo, tipico di un paese con un’opinione pubblica immatura e una stampa che la asseconda, che i giornali e i media dimentichino sempre di dirlo, di ricordarlo, che Pantani, dopotutto, barava. 

Ovviamente esiste una via di mezzo tra il trattamento da bava alla gola che il mondo anglosassone riserva ai “cheaters”, da Barry Bonds, ad Alex Rodriguez, passando per Marion Jones e Tyson Gay e il trattamento che in Italia si riserva al povero Marco Pantani. Far finta di niente, però, non aiuta nessuno e non nobilita la figura di quel ciclista con un talento infinito, distrutto dal doping ancora giovane.

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