Se volete rimanere aggiornati sull’Ucraina

Se volete rimanere aggiornati su quello che succede in Ucraina, vi consiglio vivamente questo feed del New York Times, aggiornato con molta frequenza e pieno di video, rimandi ad articoli più lunghi e a Tweet interessanti.

In Italia, Il Post, come al solito, ha la copertura migliore, più precisa ed affidabile, ma tenete d’occhio anche il The Post Internazionale.

Inoltre, mi hanno fatto giustamente notare che mancava un punto di vista umanitario e che non gli ho dato, colpevolmente, risalto. Qui il link all’ifrc per rimanere aggiornati anche su quello.

Vi consiglio, inoltre, qualche pezzo interessante che può dare spunto a buone riflessioni:

– I seguenti presi da Politico: questo, che parla delle ritorsioni che potrebbero arrivare da USA e UE, un altro che mostra quale sia davvero la sfida per Obama e quest’ultimo, puramente politico, per capire come questa crisi internazionale potrebbe condizionare le presidenziali USA del 2016 e, in particolare, Hillary Clinton. Tenete d’occhio Politico in generale, se vi interessa sapere cosa si dice in America e avere un punto di vista americano sulla questione.

-Qui, il seguente pezzo del Financial Times, dal titolo “Russia is in no position to fight a new Cold War”. Molto ottimista per noi occidentali, forse troppo “wishful thinking”, ma spunti interessanti. Purtroppo il Financial Times ha il pay wall, quindi non tutti riuscirete a leggerlo. Il concetto chiave del pezzo, comunque, è che la Russia ha troppo da perdere in termini di interessi economici nel mondo occidentale e che l’occidente ha gli strumenti per metterla in difficoltà, non attraverso risposte militari ma attraverso maggiori controlli sul denaro sporco che arriva da est, bloccando i visti per i cittadini russi che vogliono viaggiare in Europa e negli Stati Uniti e così via. L’autore fa anche notare che il 70% dell’export russo viene dalle vendite di gas e che mai la Russia, nemmeno durante l’apice della guerra fredda, ha potuto far a meno di esportare gas in Europa. Anzi, la domanda in Europa di gas russo è diminuita negli ultimi anni e si accenna pure alla possibilità che gli USA potrebbero iniziare ad esportare shale gas da noi e competere con quello di Gazprom, che, peraltro, ha perso il 13% in borsa solo oggi.

-Come al solito l’Economist offre buoni spunti. Questo pezzo sulle politiche energetiche americane del futuro, non legato alla vicenda ucraina, quando fu pubblicato, circa tre settimane fa, diventa invece molto importante. Il sunto: gli USA devono iniziare ad esportare gas da noi, in Europa.

America does not ban the export of natural gas, but it makes getting permits insanely slow. Fracking has made gas extraordinarily cheap in America. In Asia it sells for more than triple the price; in Europe, double. Even allowing for the hefty cost of liquefying it and shipping it, there are huge profits to be made from this spread. The main beneficiaries of the complicated export-permit regime are American petrochemical firms, which love cheap gas and lobby for it.

Mr Obama should ignore them. Gas exports could generate tankerloads of cash. To the extent that they displace coal, they would be good for the environment. And they could pay foreign-policy dividends, such as offering Europeans an alternative to Russian gas and so reducing Vladimir Putin’s power to bully his neighbours. Allowing exports might cause America’s domestic gas prices to rise a little, but it would also make American frackers pump more of it, cushioning the blow.

Quest’altro mette in luce come i politici ucraini, anche i filo-occidentali, non siano esattamente dei fenomeni e questo rappresenta un problema enorme.

-Bussiness Insider, invece, mostra come la propaganda russa presenti una visione completamente ridicola e distorta di quanto stia succedendo in Crimea.

-Last but not least, il punto di vista di Christian Rocca, direttore di IL, che non condivido per nulla, ma che merita di essere presentato, per onestà intellettuale. Rocca, sulla linea di molti repubblicani e alcuni editoriali negli USA, sostiene che Obama abbia gravi colpe su quanto stia succedendo in Ucraina. Alcune risalgono alla crisi georgiana, altre al “reset” nei rapporti con la Russia, voluto all’inizio della sua presidenza, altre ancora alla recente campagna elettorale per le presidenziali e altre ancora a quello che successe in Siria ( si parla della famosa linea da non oltrepassare e di minacce non più credibili).

Direi che se siete preoccupati e vi interessa capirne di più avete di che leggere.

P.S. Vi ricordo che in questo mio post, ci sono dei rimandi a come la situazione Ucraina abbia un grosso impatto, per l’occidente, anche sul versante turco e quindi sul medio-oriente, sulla NATO, su Cipro…

P.S.S. Nei prossimi giorni continuerò ad aggiornare la parte del sito “sul web oggi”, nel blogroll, a destra, con ulteriori link.

 

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