Quando la cialtroneria diventa pericolosa

Leggete bene:Screen shot 2014-03-25 at 2.20.41 PM
Questo livello di cialtroneria sulla prima pagina di Repubblica non è più semplice “colore” da molto tempo, come non può trattarsi del semplice alimentare, con il cibo preferito, la pancia del lettore Repubblica. Si tratta di propaganda pericolosa.
Propaganda, perché chi del funzionamento dei modelli di consumo non sa nulla reagisce, senza porsi ulteriori domande, più o meno così: “lo dice Michele Serra su Repubblica, quindi è vero”, seconda una logica di ipse dixit che conosciamo bene.
Pericolosa per vari motivi:
1. Perché subdola e (penso) inconscia, nel senso che a Michele Serra lascio il beneficio del dubbio che non ci sia (troppa) malafede.
2. Perché ignorante.
3. Perché superficiale.
Quello che intendo dire è che parlare “dei consumi” richiede molto più di 10 righe. Non puoi parlare di questi meccanismi con la stessa superficialità e nonchalance con cui parli della “Grande bellezza” o del nuovo film di Veltroni su Berlinguer. Non lo puoi fare. Perché è esattamente 15 anni di questo et similia che hanno fatto nascere, in seno alla sinistra e ai lettori di Repubblica, il Movimento 5 Stelle, l’apoteosi della banalizzazione, della superficialità, della “perentorietà non scientifica, ma di pancia”.
Michele Serra, quando parla di consumi dicendo che non ritorneremo MAI ai livelli pre-crisi, senza dirci come sia arrivato a questa conclusione, senza dirci quali studi dimostrino questa ipotesi, senza dirci quali numeri la confermino, senza l’autorevolezza, diciamocela tutta, per commentare una cosa che richiede competenze specifiche (matematiche) che io dopo una triennale in economia non mi permetterei di sostenere di avere, è semplicemente pericoloso.
Insomma, io non sono d’accordo con questa visione del mondo, l’avrete capito, non sono d’accordo con Serge Latouche, che è il padre nobile del Serra-pensiero, ma una reazione come questa non l’avrei mai avuta se ci fosse stata un’analisi dettagliata, dei numeri o almeno un qualcosa per fare finta che non si tratti di semplice ideologia sbattuta in prima pagina.
Ora venitemi a dire “eh ma la libertà di stampa” e “ma sei intollerante”. Sono arrabbiato, non intollerante. Voglio dire, un conto è se queste cose escono sulla prima pagina del Manifesto, che non legge nessuno ed è in vita solo grazie ai contributi dello stato, un conto è se queste cose escono sulla Padania, che per fortuna quello che esce su quel giornale siamo abituati a trattarlo come le sparate di quattro pazzi, un altro è se certe cose compaiono da 15 anni sul secondo giornale italiano e il primo giornale di un’area politica. Poi chiediamoci come mai beppegrillo e come mai Paragone va in onda in prima serata. Eh già,  chissà come mai.
E non venitemi neanche a dire che “L’Amaca”, come i suoi simili su altri giornali (vero Gramellini?) non sono il luogo adatto per l’analisi dettagliata, perché allora non sono neppure il luogo adatto per buttare li` in qualche modo certi argomenti decisamente complessi.
Nate Silver, un giorno, questi cialtroni e questo modo di fare giornalismo lo spazzerà via, nel frattempo, non ci resta che arrabbiarci.
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One thought on “Quando la cialtroneria diventa pericolosa

  1. In realtà neanche sul Manifesto si parla poi tanto di decrescita felice (che, in quanto decrescita, felice non può essere), piuttosto si parla – giustamente direi – di diversi modelli di crescita. E forse è su questi, e sul controllo della finanza sull’economia cd “reale” che bisognerebbe concentrarsi. Poi Serra, Gremellini (e aggiungerei i vari Rampini), sono tuttologhi del niente… prima o poi lo capiranno in molti.
    PS
    L’argomento secondo cui Il Manifesto – che tengo a dire non essere certo il mio giornale di riferimento – sia dipendente esclusivamente dalle sovvenzioni pubbliche all’editoria, non è del tutto giusto, ne tecnicamente ne politicamente.

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